Sommario:
- 1. Il decisum del Consiglio di Stato
- 2. La fattispecie concreta ed i provvedimenti amministrativi e giudiziari
- 3. L’errore metodologico del Consiglio di Stato: antitrust, pluralismo ordinamentale e funzione del test di proporzionalità nello sport
- 4. Il test di proporzionalità nella giurisprudenza eurounitaria in materia sportiva
- 5. Attività agonistica, tutela dei minori e funzione regolatoria delle Federazioni: la confusione tra mercato e ordinamento
- 6. Le convenzioni con gli Enti di Promozione Sportiva e il travisamento della categoria del rifiuto abusivo
- 7. Le c.d. condotte intimidatorie, l’onere della prova e la presunta funzione supplente dell’Autorità antitrust
- 8. L’abuso di posizione dominante come categoria eccezionale e la sua indebita normalizzazione nel settore sportivo
- 9. Profili costituzionali, libertà associativa e conclusioni sistemiche
Il contributo analizza in modo critico la sentenza del Consiglio di Stato che ha qualificato come abuso di posizione dominante la regolazione federale adottata dalla Federcalcio nei confronti degli Enti di Promozione Sportiva. Pur ribadendo l’applicabilità in astratto dell’art. 102 TFUE alle Federazioni sportive, il contributo mette in luce le criticità metodologiche della decisione, che assume le categorie antitrust come parametro autosufficiente di giudizio, prescindendo dalla dimensione ordinamentale dello sport e dalla funzione regolatoria delle Federazioni. In particolare, si evidenzia il depotenziamento del test di proporzionalità, ridotto a richiamo formale e non utilizzato quale criterio ordinante nel bilanciamento tra autonomia sportiva e tutela della concorrenza.



