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Arbitrato e processo civile 01.06.2018

Per Giuseppe Conte, Presidente del Consiglio

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Il Presidente Mattarella ha nominato Giuseppe Conte Presidente del Consiglio dei Ministri.

 

Nemmeno tre mesi fa scrivevamo insieme un editoriale per i primi quattro anni di Giustizia civile.com e della rivista trimestrale Giustizia civile. Presto saremo di nuovo insieme con i colleghi direttori, i membri dei comitati di direzione, i referees e la redazione a gestire le nostre riviste. Per noi questa è sempre stata una cosa davvero importante. Non semplicemente per l’innovatività e il successo dei prodotti, ma per il metodo con cui ci confrontiamo per realizzarli. In questi quattro anni la grande sfida costituita dalle due riviste ha offerto un’importante occasione per conoscerci ancora di più, discutere e gioire degli obiettivi man mano raggiunti tutti insieme nella comunità di GC. È stato un modo molto bello di rafforzare sul campo la nostra amicizia. Mi riservo perciò il privilegio dell’amico, e scrivo per questa volta da solo l’editoriale.

 

È diffusa la preoccupazione che l’Italia viva momenti difficili. Di certo vive momenti difficili la politica, compromessa da un deficit crescente di legittimazione. Quando i tempi si aprono all’incertezza per la politica, l’incertezza investe il Paese. Il sentimento di disaffezione e distacco, e a volte anche di ostilità, nutrito da vasti strati della popolazione verso la gestione della cosa pubblica hanno contribuito a determinare i mutati assetti all’esito delle ultime elezioni. Ecco allora che il tempo dell’incertezza diviene il tempo delle scelte non rinviabili.

 

L’accordo di governo è stato faticosamente raggiunto da due forze a cui la volontà popolare ha affidato la decisione per il futuro, benché in prospettive non convergenti. L’accordo è stato conquistato secondo le forme e la ritualità di uno strumento classico del diritto privato, il contratto. Man mano che, nei giorni appena trascorsi, dalle prime bozze si guadagnava la versione finale, acquistava consistenza non solo nella sostanza ma anche nella forma un vero accordo politico sul governo del Paese, messo nero su bianco per fissare le responsabilità di tutti. Nei corsi di diritto civile si insegna che il contratto si conclude all’esito di una trattativa impegnativa; e infatti quando il negoziato scarseggia o è assente, come capita nei contratti seriali, si fatica a ricondurre l’atto alla definizione dell’articolo 1321 del codice civile. Nel nostro caso si è svolta una vera trattativa coronata da un vero accordo. Il contratto è stato il frutto di un dibattito talvolta aspro, svolto su ogni bozza via via modificata anche in ragione della discussione pubblica estesa sui mezzi di comunicazione di massa e infine vissuta in prima persona dai cittadini, anche attraverso la richiesta di approvazione dell’accordo espressamente rivolta ai propri militanti dai partiti del governo.  

 

A svolgere la funzione di Presidente del Consiglio, garante dei contenuti del programma e dell’etica dell’intesa, e al contempo responsabile dell’azione di governo, è stato chiamato un civilista di riconosciuta qualità scientifica e notevole esperienza professionale. E, come sa chi conosce Giuseppe, una persona seria e perbene. Sono davvero contento. Non solo come amico, non solo come civilista, non solo perché la scelta ha riguardato un giurista, ma soprattutto perché so che questa scelta, già condivisa dalle forze politiche di maggioranza e dal Capo dello Stato, merita la fiducia di tutti.

 

Quindi, caro Presidente, da parte di noi tutti direttori, membri dei comitati di direzione, referees, redazione e da parte dell’Editore, in bocca al lupo!

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