Note

Unione europea 16.10.2018

Quando il colore identifica una “firma” piuttosto che una “forma”: il caso Louboutin

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Con l’unica questione pregiudiziale posta, il giudice del rinvio (Tribunale dell’Aja) chiede, in sostanza, se l’art. 3, par.1, lett.e), iii), della direttiva 2008/95 (direttiva sul ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di marchi d’impresa) vada interpretato nel senso che un segno consistente in un colore (nella fattispecie il rosso Pantone identificato con codice internazionale n. 18 1663TP) applicato sulla suola di una scarpa con tacco alto, come quello descritto nel procedimento principale, è costituito esclusivamente dalla "forma" ai sensi della detta disposizione. Tale questione risulta pregiudiziale, e preliminare, al fine di comprendere se l’apposizione di un particolare colore (il c.d. rosso Pantone) sulla suola di una scarpa (suola che può variare per forma e dimensioni) con tacco alto rientri, o meno, nel divieto di registrazione delle forme sancito da sopra citato art. 3, par. 1, lett. e), iii) della direttiva. Questa sentenza si inserisce in un filone giurisprudenziale che sembra prendere ormai la consistenza di un vero e proprio “Louboutin cases” atteso che la pronuncia in commento ha riconosciuto, contrariamente al precedente americano innanzi alla U.S. District Court, la possibilità di tutelare come marchio registrato l’applicazione di una suola rossa ad una scarpa con il tacco alto senza incorrere, però, nel divieto di registrazione di forma che colpisce con la sanzione della nullità della registrazione del marchio «quei segni costituiti esclusivamente dalla forma imposta dalla natura stessa del prodotto, dalla forma che dà un valore sostanziale al prodotto o dalla forma del prodotto necessaria per ottenere un risultato tecnico». Il ragionamento che ha portato la Corte di Giustizia a considerare il rosso Pantone, ormai red Loboutin, un colore che apposto ad una suola non delimita una forma, ma serve unicamente a mettere in evidenza la posizione del colore rosso sulla superficie della suola, è originato, innanzitutto, dall’assenza nella direttiva marchi di una definizione di forma che, pertanto, dovrà essere interpretata come un «insieme di linee o di contorni che delimita il prodotto in questione nello spazio». La Corte osserva che non si verte in tema di divieto di registrazione di forme poiché oggetto della tutela, nel marchio controverso, non è una particolare forma (della suola o della scarpa), ma solo l’applicazione di un colore determinato e registrato su una parte precisa del prodotto. Quanto poi il colore contribuisca alla identificazione della “firma” piuttosto che della “forma” è oggetto di riflessione atteso che una particolare scelta estetica è divenuta, ormai, un segno di identificazione e riconoscimento di una calzatura a livello mondiale acquisendo, nei fatti, un c.d. secondary meaning.