Approfondimenti

Obbligazioni e contratti 12.01.2017

Buona fede e clausola risolutiva espressa: il ruolo formante della giurisprudenza

Visualizzazione ZEN

Sommario:

  1. 1. Cassazione Civile, Sez. I, 23 novembre 2015, n. 23868. Il caso.
  2. 2. La sussistenza dell'inadempimento e il tenore della clausola risolutiva espressa.
  3. 3. Il controllo giudiziale sul contratto in presenza di una clausola risolutiva espressa: il problema dell'inadempimento trascurabile.
  4. 4. La clausola risolutiva espressa e il controllo giudiziale sull'inadempimento.
  5. 5. La clausola risolutiva espressa e il ruolo della buona fede.
  6. 6. Buona fede e colpevolezza: la valutazione della condotta del debitore.
  7. 7. Implicazioni di un obiter dictum: i limiti all'esercizio del diritto di risolvere unilateralmente il contratto ex art. 1456 c.c.
  8. 8. L'erroneo ricorso della Suprema Corte alla clausola generale di buona fede.
  9. 9. Il corretto impiego della buona fede in funzione di controllo dell'atto di esercizio del diritto potestativo di scioglimento del contratto.
  10. 10. Il canone ermeneutico della buona fede e la funzione di adeguamento della regola privata.
  11. 11. Osservazioni conclusive.
 

L'agire dei contraenti va valutato, anche in presenza di una clausola risolutiva espressa, secondo il criterio generale della buona fede, sia quanto alla ricorrenza dell'inadempimento che del conseguente legittimo esercizio del potere unilaterale di risoluzione, sicché, qualora il comportamento del debitore, pur integrando il fatto contemplato dalla suddetta clausola, appaia comunque conforme a quel criterio, non sussiste l'inadempimento, né i presupposti per invocare la risoluzione, dovendosi ricondurre tale verifica non al requisito soggettivo della colpa, ma a quello, oggettivo, della condotta inadempiente.